DEDICATO A PLESTIA

Circa quattrocent'anni avanti Cristo
vi son testimonianze dei Plestini,
Camerti, Umbri, Piceni, un popol misto
che vegetava su questi confini.
Saccheggi sopportò da Annibal tristo
dopo lo scontro nei campi Cesini;
questi reagiron con grande guerriglia
insieme a dei Camerti e dei Capriglia.

Per dieci giorni forte martellato,
dalle montagne di notte e di giorno
quell'africano esercito malnato,
subendo presso i valichi lo scorno,
finché dalla Scurosa fu cacciato;
e se ne andò per non far più ritorno.
I Plestini da quella esperienza
risorsero in benessere e potenza.

Nei primi anni di predicazione
Pietro e Paolo, passando a notte scura,
bagnati da un continuo acquazzone
e affamati cercando fra le mura,
chiedendo pane, alloggio in un cantone:
da alcuni fu negato per paura;
una donna li accolse; ei per rispetto 
presero il pane e andarono al boschetto.

Sulla costa di Trella, sotto i faggi
soffrirono il diluvio e, all'indomani,
quando tutto schiarì con nuovi raggi,
non videro che acqua in questi piani:
era franato il monte di Casaggi,
facendo affogar Plestia e Casalani;
se prima tra due laghi si trovava,
or sotto un grande lago si affogava.

Anni appresso risorsero i Plestini
ché tanti si salvar sulle montagne;
rifiorì la città nei suoi confini:
su quelle belle e floride campagne,
raggiunse quattromila cittadini,
difesi dal Pennino e dal Tolagne,
finché subì un'altra evoluzione, 
altra calamità: la distruzione.

Ma nel tempio di Cupra e dea Vitella
che adoravano prima, la Madonna
fu messa dentro a nuova Chiesa bella:
Gesù all'altare e Lei sulla colonna.
Non subì più alcuna scrollatella;
ancora va a pregarvi uomo e donna;
nei mesi belli con gran devozione
vi vanno le parrocchie in processione.

L'incontro nacque di tanti paesi
che in tante altre colline son piantati;
facevan feste nei migliori mesi,
sempre felici di essersi incontrati;
e a farvi dei mercati ben compresi
dopo ogni festa e molto frequentati:
cacio, bestiame, tanta mercanzia
esponevano in piazza e nella via.

Sovente, sempre negli estivi ardori,
vi furono passaggi e bella sosta
di generali, papi, imperatori
su questo piano, come fatto apposta:
sempre i Plestini fecero gli onori,
(per stare in pace quel che costa costa!).
Pure San Feliciano ha predicato
su questo luogo ameno e venerato.

Con il boom dell'industria e della scienza
-e un po' della politica sofista-
si è affievolita un po' quella frequenza
delle feste e le fiere in quella Pistia;
finché un gruppo di giovani in coscienza
l'ordine del quartiere riconquista,
qui rilanciando la SAGRA MERCATO
della PATATA: è tutto organizzato

Santoni cav. Francesco

Colfiorito, 5 ottobre 1978

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