La Cassa Rurale "Appennina" di Cesi MC

1 - Chi questa istoria ha d'ascoltar desio
quivi per poco l'attenzion mi presti
e proverà in questo canto mio
come pietà per quei paesi mesti.
Di un prete, dunque, raccontar vogl'io
e tutto dir, che nulla dietro resti.
Se a qualcun spiace sentir, gli chiedo scusa, 
questa storia però non si ricusa.

2 - Prestami l'armonia, o dolce Musa,
fa che sia la mia mente vittoriosa
dell'egregio cantar come si usa,
che la mia voce sia bella e armoniosa,
come se fosse d'Elicon diffusa,
ché la virtute tua è tanto famosa.
Di tanti pregi a me danne una parte,
acciò quanto desio lo ponga in carte.

3 - Se ritornasse quel famoso Marte
nella vallata Umbro-Marchigiana,
mirando i pianti da tutte le parte,
che afflitta e mesta fa la gente umana,
verso di Cesi si trarria disparte,
alzerà poi la sua spada sovrana;
vendicherà di tutti il malumore
sopra Rossetti falso traditore.

4 - Costui fu della Cassa fondatore
di Risparmio chiamata l'"Appennina",
millenovecentoquattro, io non so l'ore,
in Cesi acclamata fu benina.
Rossetti come un prete avea l'onore
Sol lui ad agitar la penna fina;
lui solo della banca a fare i fatti,
di lui non c'era alcun che meglio tratti.

5 - E da tutti i paesi andavan ratti;
fu fatta una grande associazione
e molti consiglieri furon fatti
per vigilare l'amministrazione 
e il presidente per meglio fare i fatti,
per meglio riveder l'incassaszione.
Rossetti don Ippolito, più astuto
Fu direttor, cassier senza rifiuto.

6 - Si dimostrava accorto e risoluto,
pensando che di tutti era il maggiore;
ma tanta furberia avea quel bruto,
mostrandosi alla gente, di buon cuore.
La stima e il vanto sempre ebbe avuto
Da reverendo e sommo fondatore.
In tante zone di paesi bei
"l'unica banca" detta fu costei.

7 - In Cesi. - Spiego bene i versi miei-
di questa banca l'APPENNINA detta,
che fu dapprima in casa Piermattei,
sempre da don Ippolito diretta;
e sor Venanzio, Dio l'abbia fra i dei,
padrone della casa fu anzidetta,
fu segretario di Rossetti a lato:
allora la banca bene ebbe marciato.

8 - Così, da ogni frazione, da ogni lato
vi andavan molti a depositare
quel po' denaro che avea guadagnato
nella sua vita con il lavorare;
con il pensier che, a vetustà arrivato,
per viver meglio li possa pigliare.
In quei tempi il denaro si trovava, 
chi più ne aveva lo depositava.

9 - Pure il Rossetti tanto procurava,
come spesso qualcuno mi racconta: 
esso molti ricconi lusingava
che portasse i quattrini alla man pronta,
perché la banca assai sicura stava;
così Rossetti più sempre ne conta.
Rossetti come una persona dea
L'onor, la stima e gran fiducia avea.

10 - Ogni anno si faceva l'assemblea 
della Cassa: gli iscritti andavan pronti.
Rossetti i bilanci lor facea, 
ben legittimi lui portava i conti.
E il popolo ignorante ben credea
dei villani paesi di quei monti.
Ne restavano i sudditi contenti
Della Cassa a veder bei movimenti.

11 - Vendevansi i terreni ai combattenti
che di Foligno la Congregazione
dei marchesi Barugi i tenimenti
della vallata in meglio posizione.
Di Cesi, Fraia, Popola i presenti
Compraron tutti con soddisfazione;
lì depositi e prestiti faceva:
la gente tutta si soddisfaceva.

12 - La famiglia Rossetti era composta 
da Giulio, Ippolito, Eugenio e Maria;
lei casalinga proprio fatta apposta;
tutti impresari con buona armonia.
Vicino alla parrocchia in mezza costa
Fero un palazzo e in Cesi, a mezza via,
il mulino e la casa per Eugenio
che mandava il mulino. E' tutto a genio.

13 - Comprarono il casale là nel piano,
a Serravate pure un fabbricato:
lì la casa per Giulio; e, mano a mano, 
altri terreni in Cessi ebbre comprato.
Giulio da ragioniere e non invano
nella Cassa di Cessi fu impiegato
e segretario comunale a Serravate:
(le belle imprese bisogna sfruttare).

14 - Cesi! In quei tempi centro commerciale:
la cooperativa agricola impiantano,
sotto alla Cassa un grande e bel locale,
le meglio donne al banco vi impiegaro,
amministrata dai Rossetti uguale.
Dopo tre anni non facea più paro.
Giulio col prete e pure con Maria
Si affittarono una bella masseria.

15 - Tra montagna di Cesi e un gran podere
per pascolo in Maremma, per mezz'anno,
con dei pastori bravi di mestiere.
Ma non sempre le cose bene vanno:
vi fu un'epidemia da sostenere
e due terzi di pecore morranno.
Per spese e affitti, andare e venire
Persero più di centomila lire.

16 - L'esattoria di Fiastra, un altro affare,
al due per cento presero a gestire,
ma tanto tempo non poté durare;
a un certo punto gli toccò disdire.
Qualche depositante ad imprecare,
mancando i soldi venuti a scoprire.
Vi fecero denuncia al tribunale
di Camerino, come andava male.

17 - E poi con decreto ministeriale
di ottobre novecentotrentadue
fu nominato Commissario un tale
avvocato Marsili, imprese sue.
E poi liquidator pe' 'l tribunale:
chiamò quei soci centoquarantadue
a pagar deficit settecentocinquantamila;
ebbe un rifiuto, s'anche messi in fila.

18 - Sentivi urlar padri di famiglia
per essere dal prete ormai truffati;
era cinque i preti al piglia-piglia,
a reggere il morale ai disperati;
lagnanze vi faceano a meraviglia:
"Proprio costoro ci hanno trascinati;
diavoli essi sono e gente fella".
Facevano: uno regge e uno spella.

19 - I fratelli Rossetti tra la gente
dicono: "I soldi stanno a Camerino;
li potrete riprender certamente
dopo il processo che ora sta vicino".
Diceano: "I chiacchieroni stiano attente;
ché le calunnie danno un rio destino".
Per tal minacce che fu necessario
dalla Questura mandare un Commissario.

20 - Una diffida fece alli Rossetti
per le minacce da essi pronunciato.
I Carabinieri ad indagar diretti
Per quanto siano giunti in questo stato.
Per i truffati eran maledetti.
Il 26 aprile '34 fu arrestato.
Il giorno dopo anche suo fratello,
perché responsabile anche quello.

21 - Imputato per falsi documenti,
falsi registri, lungo peculato,
appropriazione indebita, facenti
capo al prete qual primo imputato;
entrambi bancarotta fraudolenti.
Ernesto Pulcinelli fu scappato
In tempo in America, perché esso
Era il terzo imputato del processo.

22 - Già nelle prime udienze al tribunale,
il prete bancarotta-fraudolente
sosteneva il perché è andata male:
perché i soci non facevano niente.
Erano analfabeti, tutti uguale;
e l'occasione fa ladra la gente.
Fra tante spese che il prete elencava:
con auto speciale viaggiava.

23 - Il Pubblico Ministero una battuta
fece, che fece fare a tutti una risata:
"L'auto speciale che per te è venuta,
dunque, com'era, di che cilindrata,
perché tanta benzina s'è bevuta?"
"Perché la vita non sia tanto ingrata".
Corte d'Appello die' sentenza
Nel luglio trentacinque con clemenza.

24 - Dalle condanne emesse a Camerino:
il prete a otto anni di prigione,
(fu scarcerato a zero il fratellino)
solo a due anni: fatta riduzione.
A quei soci colpevoli un pochino:
per mancanza di prove, assoluzione.
Al prete pagamento delle spese
Di tutto il processo ben s'intese.

25 - Per i Cesani fu cosa dolente:
don Ippolito tutti avea aiutato;
anche Sisa, parente di un parente,
(le morì in incidente il fidanzato)
la aiutò tanto, tanto intimamente:
l'assunse segretaria nel suo stato.
Poi anch'essa morì dopo pochi anni;
per i paesani nacquero gli affanni.

26 - Dacché fu bancarotta-fraudolente,
quindici consiglieri-soci morti,
morì qualche altro conseguentemente
di crepacuore, dei mali più forti.
Il prete, appena uscì liberamente,
fu mandato in Maremma per sue sorti,
là, in una parrocchia di campagna.
Restò nei suoi destini la Montagna.

Cav. Francesco Santoni

Colfiorito 30 marzo 1997

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