IL LAGO E GLI ALTIPIANI DI COLFIORITO

1 Vorrei raccontar di Colfiorito,
su vasta zona di cinque vallate
tra il Pennino il Tolagna ed il Faito,
tutte da brava gente coltivate;
presso il paese un lago ben pulito
c'era tanti anni fa, poi con le annate
di siccità è venuta una palude,
per caccia e pesca ancora poco illude.

2 Non possiamo sapere in quale anno
si misero a scavare quella fossa,
lì piedi alla montagna dove vanno
le acque tra le pietre a lenta mossa;
del tempo di Noè forse saranno,
in cui la gente prese la riscossa
per asciugare la bella vallata 
poiché così natura l'ha creata.

3 Dal primo inghiottitoio altri ancora
ne fecero addosso alla montagna,
così che l'acqua poté uscir fora,
finché venne una fertile campagna,
facendo de formoni fondi ancora,
accioccè l'acqua poca ne ristagna;
si coltivava quanto si poteva
finché il cielo glielo permetteva.

4 La canapa in quei tempi si metteva
(perché lino e cotone ancor non c'era);
poi nei formoni d'acqua si poneva
un mese finché macerata si era,
con macincole adatte si batteva,
fatta stoppa e filata in tal maniera,
con la conocchia e fuso tutto l'anno
facean le donne più tipi di panno.

5 Quanti secoli ancor saran passati,
nessun lo sa perché non c'è scrittura,
a coltivare canapine e prati,
grano, bestiame e quel che dà natura;
poi furono alluvioni ritornati,
si riallagò di nuovo la pianura,
attappati si fur gl'inghittitoi,
per quanto tempo ancor non si sa poi.

6 Jacobilli, signor del Folignate,
chiamò i Colfioritani a ripulire
gli inghiottitoi e le forme attappate
dalla forte alluvione e costruire
fece iì mulino e, a cose sistemate,
dovea qualcosa ad essi conferire,
ai Colfioritani gli concesse tutte
gratis a coltivar le sponde asciutte.

7 Per gli abitanti era una riserva 
di vita, svago e passatempo belli,
qualcuno ancor la barca si conserva
(ritornassero i tempi come quelli!),
pregheran la Diana e la Minerva,
tante specie vi son di belli uccelli
acquatici, di razze circa mille,
di pesci tinche, carpe rane e anguille.

8 Ci vivea del paese tanta gente,
specializzati certi cacciatori
vi stavano a cacciar continuamente,
vi portavan per svago alti signori,
anche per lucro, appassionatamente;
anche le sanguisughe i pescatori
le vendevano alle famiglie, agli ospedali,
per curar polmoniti ed altri mali.

9 Le cannuccie che stavano all'intorno
erano pure quelle utilizzate,
per camorgane, per giardino adorno,
per capanni su vigne ben guardate;
vi si annegò un pescatore un giorno,
su barca ne avea troppe caricate,
n'è rimasto il ricordo nei canneti,
ché si chiamava Salvator Loreti.

10 Lì era quasi un secondo lavoro,
che ne traeano utilità e svago,
a casa ne facevano decoro,
con certi fiori e la ninfea del lago;
teneansi rispetto tra di loro;
con fucili precisi a cruna d'ago,
il più che si vantava era Quinto,
di essere il più bravo era convinto.

11 Si pescava con reti e retacchioli,
di notte si mettevano le nasse,
qual trappole, fissate con pioli,
aspettando che il pesce vi ci entrasse,
poi piedi all'orto, di là dei fagioli
tenevano la scorta in acqua in casse;
perché l'acqua arrivava sotto l'orto,
là ci faceano delle barche il porto:

12 Circa cent'anni fa, del mulinaro 
che mandava il mulino una figliola,
Silvia un po' l'aiutava, caso raro,
un giorno s'impicciò a una cinghiola:
la sbatté al muro e non v'ebbe riparo,
morì senza più dire una parola;
il mulino così, dopo il fattaccio,
venne chiamato sempre "Mulinaccio".

13 L'inghiottitoio agli orti più vicino
sotto la strada che va al Mulinaccio,
si fa ricordo di un fatto meschino,
pare che a raccontar non mi compiaccio:
di notte non si sa per qual destino,
vi cadde dentro il frate col bisaccio,
vi si annegò era fra' Gaetano,
l'ultimo deì convento di Brogliano.

14 Nell'anno di Cristoforo Colombo
tentarono poter bonificarlo;
il 1652 con livella e piombo
fatto il mulino e quindi utilizzarlo;
fu iniziato un canale assai profondo
verso il Chienti, così per asciugarlo,
col progetto Ciuffelli bene inteso,
scoppiò la guerra d'Austria e fu sospeso.

15 Il 1963 i Marchigiani,
l'ingegnere Arrà e quel Rinaldi,
con l'ingegner Prosciutti fatti i piani
prender metà dell'acqua intesi e baldi,
fatto il canale fra i prati annifani
per avere già in mano i capisaldi,
piovve, allagò il paese e il canal fatto
fu richiuso e fu rotto il contratto.

16 Le sponde da gran tempo coltivate,
quando più quando meno dipendeva 
com'era asciutta la stagion d'estate
trenta e trecento metri si estendeva;
vi passarono pure belle annate,
buon raccolto di tutto si traeva;
si organizzò in Comunanza Agraria,
cosi la gente non fu più contraria.

17 Già negli anni cinquanta quegli uffici
del Comune e Provincia organizzato
studiare l'acqua a chi dà benefici
dopo aver sottoterra attraversato,
mettendo coloranti in buoni auspici
e veder le sorgenti al circondato;
a prender l'acqua per fare i controlli 
incaricato fu Giuseppe Lolli.

18 Visto che alle sorgenti di Nocera
vi usciva quell'acqua colorita,
alle sorgenti Chienti anche lì c'era
da questi inghiottitoi l'acqua fornita;
i Perugini attratti in tal maniera,
preoccupati perché l'acqua è vita, 
dissero: "Ridate vita a questo lago
perché di vita e di risorse è Mago.

19 I tecnici degli uffici regionali,
pria v'imposero il vincolo faunista,
(a fare ancora peggio dei Vitali)
poi v'imposero il vincolo paesaggista,
e poi per certe erbe naturali,
vincolo pure di naturalista,
e poi oasi di ripopolamento,
vietata caccia e pesca ogni momento.

20 E poi la compravendita trattata
dalla Region-Comunità Montana,
(la Comunanza ve l'ebbe accordata),
e Vitali padron di maggior piana,
particella quarantacinque catastata,
foglio trentun a cent'ettari spiana,
a Colfiorito il diritto restare
le sponde asciutte sempre coltivare.

21 Nel millenovecentottantanove
decisa la rivitalizzazione,
ridare all'acqua quelle zone nuove
levando terra e la vegetazione,
però la terra non portarla altrove,
ma metterla dovè coltivazione;
per migliorare il lungo Fagiolaro
vi fu contrasto, infine l'accordaro.

22 Il 'novantun ­ novantadue allora
con le macchine ha ricominciato
il Natur-Studio, svegli di buon ora,
solo d'estate hanno lavorato, 
verso il paese il pezzo che decora
tra le strade il laghetto è ritornato;
anche le Pratarella sistemate,
per far la Sagra e le feste d'estate.

23 Ma non dimentichiamo quella gente
che viveva tra questi due laghetti,
tanti secoli ancora precedente,
Umbri e Piceni ma Plestini detti;
finché Plestia era prospera e fiorente, 
finché gli eventi non fecer dispetti;
vivea tranquillamente calma e fresca,
con pace, agricoltura, caccia e pesca.

24 Lana e canapa, tanta produzione
vi si faceva e poi si commerciava,
si usava tanto la lavorazione,
di stoffe d'ogni tipo vi abbondava.
Era ingegnosa la popolazione,
ché ogni famiglia tesseva e filava
con fuso, rocca, filante, arcolaio,
con cardi, naspe, pettini e telaio.

25 Spesso l'insidia sta dietro le porte,
finché il nemico che venne da Tuoro,
dove i Romani vi sconfisse a morte
l'esercito di Annibale quel moro.
Il console Centenio marciò forte,
dalla Romagna su questo pianoro,
con quattromila fanti e cavalieri,
più quelli aggiunti su questi sentieri.

26 Nella vallata tra Popola e Trella
venne lo scontro, pure un po' affrettato,
con quella gente nera orrenda e fella:
Centenio da sul monte fu accerchiato,
dov'è Cesi fu fatta una flagella,
qui la cavalleria partì dal prato,
ritrovandosi al monte della piana,
poi sopraffata da quella africana.

27 Su Campignole, su quella spianata
fu battaglia mortale pei Romani, 
fu "l'Ara Cavalieri" poi chiamata,
grande tomba vi fer dei resti umani;
poi tomba-mausoleo ben rispettata,
ché quasi tutti erano paesani;
con l'avvento di Cristo, ben intesa,
da mausoleo fu poi cristiana chiesa.

28 Ci han tramandato questo i nostri avi,
che tutti i paeselli nel dintorno
veneravano i morti tanto bravi,
con ceri e preci ogni ottavo giorno.
(Ci si vedono ancora degli scavi) 
Poi le chiese in paese fabbricorno;
le due campane: a Popola e Forcatura
là suoneranno finché il mondo dura.

29 Quante tribolazioni avran subite
tutte le genti di questi altipiani!
Quei tristi giorni, cose inaudite,
perpetrate da quei brutti africani:
morti, saccheggi, a fuoco e demolite
case, capanne e orrori disumani.
Non si può immaginar lontanamente
se quanto tribolò, povera gente!

30 Quei tempi a Plestia i Consoli romani,
vi facevano spola da Spoleto,
a sfruttare e godersi gli altipiani
per il clima allettante, assai discreto;
di là i prepotenti Marchigiani,
il piano grande lo volean completo;
spesso scontri, così tra Umbria e Marche
tenevan sempre le balestre carche.

31 I Varano, signor di Camerino 
che volevano il piano tutto loro,
vi fecero asciuga' il lago Plestino
facendo costruire un bel traforo.
Colfiorito rimase al suo destino,
col lago vecchio ch'è sempre un tesoro;
comandate dal ciel le condizioni,
secondo come calde le stagioni.

32 Da Jacobilli, il lago col Mulino
lo prese Angelucci in concessione,
pagando ogni anno alle chiese vicino
cento fasci di cera in proporzione;
e poi Vitali in parental destino,
che fino ai nostri giorni in successione,
padroni dei terreni meglio e sani,
tenea sempre angustiati i paesani.

Santoni cav. Francesco

Colfiorito, dicembre 1992

^Top <-Indietro