XXIII mostra mercato e sagra della patata rossa dall'11 al 20 agosto ....area verde Colfiorito....

I VERTEBRATI FOSSILI DI COLFIORITO

Progetto didattico LADY MUCCA

IL PAESAGGIO VEGETALE DELLA PALUDE DI COLFIORITO E ZONE LIMITROFE

GIOVANNI FICCARELLI

Dipartimento di Scienze della Terra - Università degli Studi di Firenze

 

I VERTEBRATI FOSSILI DI COLFIORITO

APPENNINO UMBRO - MARCHIGIANO

L'area di Colfiorito attualmente ha un aspetto molto diverso da quello di circa un milione di anni fa. In questo intervallo di tempo si sono verificati infatti straordinari eventi climatici, con alternanze di fasi glaciali e interglaciali, che hanno fatto sentire in maniera determinate i loro effetti sul paesaggio. Inoltre hanno contribuito a cambiare la morfologia della regione anche i forti sollevamenti della catena appenninica che hanno portato a un innalzamento dell'area di alcune centinaia di metri. Questi eventi, ma soprattutto le oscillazioni climatiche che si sono manifestate con notevoli punte di rigidità e aridità intervallate da momenti più umidi e miti, hanno portato a grandi modificazioni nelle associazioni faunistiche e vegetazionali. Parte di questa e' stata ricostruita con ragionevole attendibilità attraverso studi geologici e paleontologici integrati che hanno messo in evidenza le diverse fasi di evoluzione del territorio sia dal punto di vista fisico che biologico. La Geologia e la Paleotologia hanno infatti le potenzialità per "leggere" nei terreni e nei fossili alcune delle pagine più suggestive di quel libro di storia naturale così affascinante e ancora molto da decifrare che è la storia del pianeta Terra dalla sua prima formazione fino all'epoca attuale. Ebbene, una piccola pagina di questo immenso libro è rappresentata dai terreni e dai fossili di Colfiorito!

Le indagini geopaleotologiche, condotte da studiosi delle Università di Firenze e Camerino, cominciarono nell'estate del 1986 e subito rilevarono importanti manifestazioni superficiali di fossili in diverse località della conca di Colfiorito. Queste evidenze rappresentarono un eccitante stimolo per iniziare ricerche programmate a partire dai terreni circostanti Colle Curti e Cesi che avevano messo in evidenza una maggiore potenzialità. Negli anni successivi furono compiute numerose campagne di scavo (fig. 1) in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica di Ancona e il ricco materiale di vertebrati fossili portato alla luce andò a impreziosire la collezioni del Museo di Scienze Naturali dell'università' di Camerino.

Sono passati ormai quasi quindici anni da questa fase delle nostre ricerche e i risultati ottenuti hanno avuto largo eco internazionale perché i reperti fossili raccolti si sono rilevati di estremo interesse per ricostruire l'evoluzione delle comunità a mammiferi del territorio italiano. I giacimenti di Colle Curti e Cesi hanno contenuto fossiliferi che possono essere datati rispettivamente 1 milione e 700.000 anni. Le due associazioni sono state ritrovate in antichi depositi di laghi che si sono formati durante le fasi del sollevamento appenninico sopra ricordato. In queste ricerche sono state impiegate, per la prima volta a scala mondiale delle nuove metodologie che, utilizzando particolari attrezzature ( GEORADAR), sono in grado di rilevare, attraverso emissioni, riflessioni e registrazioni su nastro di onde elettromagnetiche, il contenuto di depositi sedimentali fino a circa 15 metri di profondità.

Nel nostro caso e’ stato possibile distinguere il materiale fossile da quello della matrice inglobante, diversi dal punto di vista litologico , e quindi valutare anche la potenzialità fossilifera del sottosuolo. L’uso del georadar ha consentito di evitare dispendiose perdite di tempo e di denaro nelle operazioni di scavo perché ha permesso di individuare con notevole precisione la distribuzione dei reperti infossati.

Come detto, sono stati riconosciuti due livelli fossiliferi ben rappresentati come numero di specie e di individui. A Colle Curti l’associazione faunistica è caratterizzata da ippopotami (Hippopotamus antiquus), rinoceronti ( Stephanorhinus cf. hundsheimensis), elefanti ( " Elephaas" sp.), cervidi di piccola taglia (Pseudodama ex gruppo nestii) e di grandi dimensioni ( Megaceroides verticornis),

candidi (Canis arnenisi e Canis (Xenocyon) ex gruppo falconeri),orsi ( Ursus sp.) ienidi e roditori ( Microtus (Allophaiomys) sp. e Pliomys lenki). L’insieme faunistico suggerisce un’età’ di circa un milione di anni e tale datazione trova un supporto anche nei dati vegetazionali e paleomagnetici . Questa posizione stratigrafica ed il contenuto fossilifero hanno assunto grande importanza a livello internazionale perché fanno attualmente di Colle Curti la più antica testimonianza in Italia degli eventi migratori ed evolutivi che hanno segnato il processo di modernizzazione faunistico ( Fauna galeriana) che si manifesta alla fine del Pleistocene inferiore.

Una cosa che colpisce nell’associazione e’ il numero straordinario di esemplari di ippopotamo (fig. 2 e fig. 3), fra l’altro in eccellente stato di conservazione,con individui giovani ed adulti. Tale massiccia presenza fornisce informazioni molto utili per ricostruire la situazione ambientale di Colfiorito in tale periodo. Contrariamente a quanto comunemente pensato gli ippopotami non sono affatto esclusivi di climi particolarmente caldi.

 

Ciò che è loro indispensabile è un ambiente con grande quantità di acqua. Tenendo presenti tali esigenze e l’insieme dell’associazione faunistica e’ possibile ricostruire un ipotetico scenario ambientale caratterizzato da condizioni climatiche abbastanza miti e da un paesaggio con aree boscose e spazi erbosi in cui sono presenti corsi d’acqua permanenti e/o laghi o paludi abbastanza profonde.

A Cesi la comunità a mammiferi è costituita da ippopotami (Hippopotamus sp.) rinoceronti

(Stephanorhinus hundsheimensis),elefanti ("Elphas "sp.), cavalli ( Equus sp.), cervidi di piccola (Dama clactoniana) e di grande taglia ( Megaceroides solilhacus e Cervus elephus), bisonti ( Bison schoetensacki) e tigri a dente a sciabola ( Homotherium). L’associazione ha un aspetto decisamente più moderno di quella di Colle Curti e sulla base anche dei dati vegetazionali e paleomagnetici, un’età di circa 700.000 anni ( parte bassa del Pleistocene medio) è pienamente giustificata. Contrariamente a quanto osservato a Colle Curti non si manifestano all’interno dell’associazione significative differenze di abbondanza fra i vari gruppi animali. Per quanto riguarda le caratteristiche del paesaggio la presenza del cavallo potrebbe suggerire un ambiente più aperto dei quello rilevato dalla fauna di Colle Curti.

Le due associazioni sono indicative di situazioni ambientali profondamente diverse da quelle che caratterizzano o hanno caratterizzato la storia più recente dell’area di Colfiorito e ricordano molto da vicino, a parte alcuni animali che sono completamente scomparsi dalla faccia della Terra (Homtherium), le comunità a mammiferi che popolano attualmente le zone di savana africane. Sono infatti presenti proboscidati, ippopotami, rinoceronti, equidi, ienidi, felidi e canidi, tutti gruppi faunistici che, pur con specie diverse, popolano oggi le regioni subtropicali del continente nero. Nei due complessi faunistici sono stati ritrovati però anche alcuni animali che non fanno parte della fauna africana attuale.

Bisonti, ursidi e cervidi hanno avuto infatti un areale quasi esclusivamente euroasiatico e americano nel corso della loro storia evolutiva; e le scarse segnalazioni di orsi e cervi fossili in Africa riguardano comunque soltanto la parte settentrionale del continente.

Analisi vegetazionali condotte su numerosi campioni di pollini e spore raccolti nelle due aree hanno permesso di ricostruire a grandi linee l’evoluzione climatica dell’area di Colfiorito nell’intervallo di tempo compreso fra circa 1.000.000 milione e 700.000 mila anni fa. I dati indicano un paesaggio fortemente dominato da vegetazione aperta caratterizzato da piante erbacee e da piante arboree rappresentate principalmente da specie del genere Pinus e, in misura molto più ridotta, da Abies (abete bianco) e Picea ( abete rosso). Sporadicamente erano presenti anche piante del genere Cedrus, Quercus, Acer e Carpinus. Segnali di alghe e piante palustri in certi livelli dei depositi sedimentali suggeriscono che in alcuni periodi qua e là erano presenti piccoli bacini lacustri. Nell’insieme i pollini e le spore suggeriscono che in questo arco di tempo l’area di Colfiorito è stata caratterizzata da condizioni generali di marcata aridità e bassa temperatura, tipiche di fasi glaciali, intervallate da brevi periodi a temperatura più mite e umida. Le associazioni faunistiche di Colle Curti e Cesi sono perfettamente in sintonia con questa ricostruzione paleoclimatica dell’area perché sono state ritrovate in corrispondenza di due episodi indicativi di un addolcimento climatico.

Nella parte superiore della successione di Colle Curti, in livelli stratigraficamente molto più alti in cui è stata ritrovata l’associazione faunistica, sono stati rinvenuti alcuni strumenti litici in selce che testimoniano una presenza antropica. Si tratta di piccole schegge, al momento in numero estremamente scarso, la cui datazione è allo stato attuale difficile da definire ma che comunque appartengono alla storia geologica più recente dell’area.

        
 www.terrainvisibile.it